Il Conte e il Cardinale

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“Il Conte e il Cardinale, la Collezione Silvestri” è il titolo del catalogo della mostra omonima, a cura di Alessia Vedova, da un’idea di Sergio Campagnolo, promossa dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo in collaborazione con Comune di Rovigo, Accademia dei Concordi e Seminario Vescovile.

Nel 1858 il conte Girolamo e il fratello cardinale Pietro de Silvestri decisero di donare all’Accademia dei Concordi di Rovigo il più importante e privato dei loro tesori: le opere della ricca Quadreria di Casa Silvestri, i reperti archeologici della loro celebre Collezione e due capolavori della “Silvestriana”, la biblioteca di famiglia ricca di oltre 40 mila libri a stampa e manoscritti. Testimonianze dei multiformi interessi culturali e di ricerca della famiglia, che spaziano dalla teologia, alla storia, alla fisica, matematica, idraulica, idrografia, agraria, astronomia, teatro, letteratura. Ne costituirà uno dei tanti “racconti” proposti da una esposizione che partendo dalla presentazione dei maggiori capolavori della collezione d’arte dei de Silvestri, si allargherà a raccontare le vicende e gli atti di assoluta generosità di questa illustre, antica famiglia rodigina.

ROVIGO, Palazzo Roncale dal 30 novembre 2023 al 10 marzo 2024.

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Dallo smeraldo di Nerone agli occhiali del Cadore

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Nel 1956 Enrico De Lotto, medico cadorino, appassionato conoscitore in vari ambiti di storia locale e, non ultimo, collezionista di occhiali, pubblica questo volumetto. Nei decenni successivi viene ristampato più volte, a riprova della sua validità non solo in merito alla storia dell’occhiale, ma anche alla nascita di quello che oggi è un rilevante distretto di produzione, sviluppatosi nella provincia di Belluno a partire dalla prima fabbrica, avviata a Calalzo di Cadore nel 1878, per opera di Angelo e Leone Frescura, e Giovanni Lozza. L’importanza del libro, a quasi settant’anni di distanza dalla prima edizione, ha determinato la volontà, da parte della Fondazione Museo dell’Occhiale onlus – che dal 1990 conserva e valorizza beni materiali e immateriali relativi alla storia dell’occhiale – di realizzare una ristampa anastatica dello stesso.

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The Climbers

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Il volume The Climbers del fotografo Jim Herrington contiene sessanta fotografie originali di grande formato, in bianco e nero, tutte scattate su pellicola, di ritratti di icone dell’alpinismo: da Beckey, Cassin e Diemberger a Messner, Robbins e Wickwire, che dagli anni ’30 agli anni ’70 hanno utilizzato attrezzature primitive insieme al loro notevole ingegno, talento e forza d’animo per affrontare salite impegnative in tutto il mondo.
Nella sua prefazione, lo scalatore Alex Honnold fornisce il contesto per guardare indietro ai successi passati sulla roccia, mentre il saggio personale e informativo dello scrittore Greg Child esplora la storia e i risultati di scalatori famosi e meno conosciuti di questa “età dell’oro” dell’arrampicata del 20° secolo.

Le fotografie di Jim Herrington sono apparse sulle copertine di album, in campagne pubblicitarie internazionali e su riviste come «Vanity Fair», «Rolling Stone», «Esquire» e «GQ», e sono state esposte in mostre personali e collettive in gallerie a New York, Los Angeles, Washington, DC, e altrove. Ha iniziato ad arrampicare in Sierra Nevada negli anni ’70 e ora divide il suo tempo tra Owens Valley, California, New York City e l’Europa meridionale.

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Il Don Chisciotte ritrovato

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Maria Teresa Gracis (1925-1966) fu pittrice, ceramista, poetessa di origine veneziana, capace di sperimentare le molteplici forme dell’essere artistico pur nella sua breve vita.
Il Don Chisciotte ritrovato è un omaggio editoriale postumo all’artista da parte della famiglia Gracis, che nel 2019 ritrovò in casa 82 tavole di acquerelli da lei firmati per una edizione dell’opera cervantiana di cinquant’anni prima. I brani selezionati, in spagnolo con una nuova traduzione italiana, accompagnano questa splendida serie di acquerelli, frutto di una ricerca tesa a svelare l’armonia tra due codici artistici: la pittura e la scrittura. Ut pictura poësis, diceva Orazio, autore molto caro a Cervantes e a tutto il classicismo spagnolo, che proprio all’inizio del Seicento, quando si pubblicano la prima e la seconda parte del Don Chisciotte (rispettivamente nel 1605 e nel 1615), si trovava nel pieno di quell’epoca dorata per le lettere e le arti.
Maria Teresa Gracis ci propone uno straordinario itinerario che illustra svariati episodi del libro – dai più celebri, come l’incontro con i mulini a vento, ad altri meno conosciuti eppure altrettanto significativi – e ci restituisce così il filo narrativo del romanzo stesso, del romanzo tutto, portandoci dal primo volume, che ha per protagonista el ingenioso hidalgo, al secondo, in compagnia dell’ingenioso caballero, personaggio già più consapevole. Si può così ripercorrere vita, morte e miracoli del cavaliere errante più famoso di sempre per trovare indizi e suggestioni, richiami più o meno espliciti, umbratili allusioni.

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Venezia è festa

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Le pagine di questo libro sono un modo diverso di raccontare Venezia e i Veneziani, il cui filo conduttore sono le feste. Basate su una rigorosa ricerca documentaria, sono scritte con mano leggera per coinvolgere il lettore nella vita palpitante del luogo. Si offrono quale guida non convenzionale per conoscere la storia e il presente di una città, già millenaria Repubblica, nel reticolo di calli, canali e isole, tra allegria, bellezza, sapori e passioni.
Prima ancora della nascita del turismo, si giungeva a Venezia come pellegrini, mercanti e ambasciatori, per ottenere un’indulgenza, vedere la fiera della Sensa, il Carnevale o per recarsi a teatro e a un concerto.
Ancor oggi tradizioni plurisecolari e celebrazioni di feste rendono la città e il suo stile di vita unici al mondo. Il suo fascino e singolarità si mostrano evidenti nelle mirabili architetture, realizzate da una comunità che ha edificato se stessa e si è mostrata al mondo determinata e consapevole, grazie a cerimonie pubbliche e divertimenti collettivi.

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ASIA

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“Asia” è il titolo della mostra del fotografo Massimo Saretta, che apre al pubblico presso la prestigiosa sede espositiva della Galleria d’Arte Contemporanea Cavour a Padova e sarà visitabile dall’11 novembre 2023 al 7 gennaio 2024.
“Asia” presenta coinvolgenti opere fotografiche nelle quali l’artista propone la propria visione di sette nazioni dell’Asia maturata in numerosi viaggi effettuati negli ultimi venti anni. Un viaggio nel continente asiatico – India, Cambogia, Cina, Vietnam, Bangladesh, Nepal, Giappone, Thailandia – nel quale le immagini evidenziano, oltre alle bellezze del territorio, il talento dell’autore e la capacità di cogliere gli aspetti storico culturali e turistici mediante le sue macchine fotografiche.

 

Massimo Saretta, nato a Padova nel 1958, è fotografo professionista da più trent’anni. Ha al suo attivo apprezzate esposizioni personali, da tempo nominato fotografo certificato Leica, Saretta ha esposto i suoi scatti in diverse mostre personali e collettive di rilievo internazionale. Le immagini di Saretta sono attualmente pubblicate all’interno delle testate fotografiche dedicate ai più importanti fotografi del mondo.

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La natura in città. Un diario / Nature in the city. A diary

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Nel rivolgersi alla presenza pervasiva e al ruolo della natura nelle nostre vite, lo scultore, artista performativo, attivista e poeta Jimmie Durham si assume il compito di selezionarne e trasmetterne le tracce. Nella forma di un diario, scritto a Berlino nel corso di un anno, Durham riflette e presenta in modo diretto le forme, le apparenze e gli spiriti della natura urbana – e il suo intreccio con la vita di ogni giorno. La natura urbana di Berlino, rappresentata dal Natur Park Südgelände, è stata il tema centrale del Premio Internazionale Carlo Scarpa per il Giardino 2022, le cui ricerche hanno messo in luce come il concetto di ecologia urbana sia stato concepito in modo decisivo a Berlino negli anni settanta, stimolato e guidato dalla particolare condizione geografica e geopolitica della città. Jimmie Durham non è stato un protagonista diretto di questo discorso ecologico, ma, forse come quando si trasferì dall’America in Europa, dapprima a Ginevra, negli anni settanta, e provocatoriamente proclamò un interesse antropologico per le maschere “selvagge” e i rituali di danza delle culture alpine, così egli continuò a Berlino, dal 1998, a riflettere sistematicamente, con il suo linguaggio scultoreo e letterario, sull’habitat che lo circondava. Le immagini contenute in questo piccolo libro, alcune delle quali pubblicate per la prima volta, grazie alla collaborazione della compagna di Jimmie Durham, l’artista Maria Thereza Alves, fanno riferimento al lavoro scultoreo di Durham a Berlino. La maggior parte dei lavori sono geograficamente connessi al suo studio ai margini del Grunewald, un immenso bosco pubblico pieno di alberi, uccelli e molti altri esseri, dove egli ha lavorato dal 1998 al 2011.

 

Jimmie Durham (1940-2021), artista, poeta, saggista, performer, attivista, è una figura di spicco nel mondo dell’arte dell’ultimo mezzo secolo. Le sue opere, segnate da una forte vena umoristica, spaziano da sculture a video, poesie, performance, installazioni, dipinti, disegni, collage, stampe e saggi. Costruendo “combinazioni illegali con oggetti rifiutati”, attraverso materiali naturali e industriali, Durham ha generato rotture all’interno delle convenzioni del linguaggio e della conoscenza. Dal 1969 Durham ha fatto parte di una rete di pensatori e attivisti coinvolti nei movimenti di liberazione del Terzo Mondo e degli indigeni, e nel 1973 è tornato negli Stati Uniti per unirsi all’American Indian Movement. Dal 1975, come direttore fondatore dell’International Indian Treaty Council presso le Nazioni Unite, ha lavorato per l’integrazione nel diritto internazionale della “Dichiarazione universale dei diritti dei popoli indigeni”. Nel 1979 torna a dedicarsi all’arte. Ha pubblicato la sua prima raccolta di poesie nel 1983: Columbus Day. Poems, Drawings and Stories about American Indian Life and Death in the Nineteen-Seventies. Nel 1994, dopo aver vissuto per un periodo in Messico, si è trasferito definitivamente in Europa, lavorando inizialmente in Irlanda, Paesi Bassi, Belgio e Francia, per poi stabilirsi a Berlino nel 1998. Dal 2006 ha ripartito la sua collocazione geografica tra Berlino e Roma e, infine, dal 2013 tra Berlino e Napoli.

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Aeropittura futurista

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La galleria Bottegantica di Enzo Savoia con la mostra “Aeropittura Futurista. L’avanguardia italiana tra BIENNALI e QUADRIENNALI” (13 ottobre – 2 dicembre 2023, Milano) torna a proporre un’indagine sul Futurismo, l’avanguardia italiana che si è sviluppata tra le due guerre, dagli anni Venti ai primi anni Quaranta del Novecento.

La mostra e il catalogo omonimo si focalizzano sulla partecipazione dei futuristi alle esposizione ufficiali di quel periodo: le Biennali Internazionali d’arte della Città di Venezia (1926-1942) e le Quadriennali Nazionali di Roma (1931-1943). Tramite la partecipazioni a queste due importanti rassegne Filippo Tommaso Marinetti, alla guida del movimento, cercava con abili azioni diplomatiche di far ottenere al Futurismo un riconoscimento ufficiale. Attraverso una ricca raccolta di dipinti e sculture esposte alle rassegne veneziane e romane, la mostra presenta al pubblico una ricca varietà di linguaggi ed originalità delle ricerche artistiche dell’epoca, e documenta e indaga la storicità del movimento futurista e le sue strategie espositive.

Il catalogo è in doppia lingua italiano / inglese, con approfondimenti scienti ci degli autori Mariateresa Chirico, Alberto Cibin e Ginaluca Poldi, e un lavoro di ricerca e coordinamento a cura di Tommaso Carletti e Chiara Traversaro.

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Reflex

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Ottanta composizioni scritte da Maurizio Gabbana, che non ambiscono ad essere definite poesie. Chiamiamoli pensieri, perciò, che va bene. Sono annotazioni di un personaggio che ha conosciuto il mondo e che ha esercitato il mestiere di vivere fra moda e famiglia, tecnologia e arte, con una spiccata predilezione per la fotografia. In questi brani, spesso risolti in pochissime righe, ricorrono luoghi che ne formano un certo paesaggio mentale: l’onda, il mare che si infrange sulla spiaggia, il crepuscolo, l’orizzonte nebbioso, situazioni che rimandano al liminare, alla percezione di un limite, che ci è dato di percepire, ma non di conoscere appieno. E poi si intuisce il disagio che spesso si traduce in sdegno e sarcasmo per la corruzione degli uomini e del paesaggio. Nulla resisterebbe al degrado se non intervenisse un “incessante bisogno di silenzio”, corroborato dalla fede, che qui vediamo trasparire in filigrana quasi in ogni pensiero, fino alla percezione biblica della dignità dell’uomo, creatura spirituale poco meno al di sotto degli angeli, ma a cui gli angeli offrono il proprio servizio.

 

Maurizio Gabbana è nato a Milano nel 1956, ma di famiglia della Marca Trevigiana. Autodidatta, da subito inizia una ricerca fotografica mediante scatti di espressione artistica. Partecipa a diverse biennali, tra cui Venezia e Mosca. Nel 2017 pubblica “Con La Luce negli Occhi”, nel 2020 espone i suoi lavori al Museo Triennale a Milano. I suoi cataloghi sono conservati alla Brandente di Milano, la Tate Modern, il Metropolitan Museum ed il Centro Pompidou.

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Giorgio de Chirico. Metafisica continua

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“Giorgio de Chirico. Metafisica continua” è il catalogo dedicato alla mostra omonima ideata in occasione dell’imminente centenario del surrealismo (1924-2024), di cui Giorgio de Chirico fu eletto a sua insaputa capostipite dal fondatore André Breton. Un racconto serrato intorno alla pittura metafisica, una delle più grandi innovazioni culturali del XX secolo in Italia, composto da 71 opere del grande artista nato a Volo in Grecia nel 1888 e morto a Roma nel 1978. Per lui, come per altri surrealisti quali Max Ernst, René Magritte, Yves Tanguy e Salvador Dalì, la prima pittura metafisica (1910-1918) svolse un ruolo fondamentale nella nascita e nello sviluppo del movimento dall’inizio degli anni Venti in poi. De Chirico ha influenzato in modo profondo non solo il surrealismo, ma anche una serie di movimenti di ampio respiro, tra cui il dadaismo, il realismo magico, la Neue Sachlichkeit, la pop art, la transavanguardia e alcuni aspetti del postmodernismo. Oltre a presentare i motivi più noti, i prestiti selezionati mettono in evidenza la gamma di tecniche in cui si è cimentato il maestro: pittura, disegno, acquerello, scultura e litografia. Come ormai ampiamente riconosciuto dalla critica attuale, tutti questi lavori possono essere considerati metafisici, in quanto sostenuti dal costante interesse di De Chirico per i due concetti nietzschiani dell’eterno ritorno e del dualismo apollineo-dionisiaco.

L’esposizione è in programma presso Palazzo Sarcinelli a Conegliano, dal 11 ottobre 2023 al 25 febbraio 2024.

 

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