L’arte di Roberto Floreani attinge a un linguaggio contemporaneo, frutto di una ricerca profonda e meditata, capace di evocare suggestioni oltre il visibile. Floreani ci invita a varcare una soglia, un confine ideale tra ciò che è stato e ciò che sarà, toccando corde spirituali di valore universale ma che oggi, anno giubilare, assumono un senso ancor più forte e attuale. Le sue opere, attraverso la materia, il colore e il segno, danno forma a un dialogo tra il passato e il futuro, tra il vissuto e l’attesa, tra il sacro e il profano. Questo volume testimonia non solo un percorso espositivo di arte contemporanea di uno degli astrattisti più apprezzati, ma anche un viaggio interiore, un invito a fermarsi e riflettere sul nostro rapporto con il tempo e con la storia.
Catalogo della mostra “SOGLIE. Tempo del prima – Tempo del poi”, Vicenza, Museo Diocesano “Pietro G. Nonis”, 8 marzo – 8 giugno 2025.
Roberto Floreani (Venezia, 1956), artista, scrittore e performer, inizia l’attività pittorica nel 1981, dopo la laurea presso l’Università di Padova. Dal 1985, ha tenuto più di ottanta mostre personali, di cui oltre venti in spazi museali, in Italia e all’Estero. Ad oggi è considerato uno degli astrattisti di riferimento della sua generazione, presente nelle collezioni permanenti di svariati musei e nelle collane editoriali dei principali editori italiani, nonché selezionato nelle principali rassegne riguardanti l’Astrazione degli ultimi trent’anni.
Il Giappone è un paese straordinario. La sua cultura, la sua arte, i suoi costumi, ancora oggi affascinano frotte di ammiratori appassionati in tutto il mondo, anche tra i giovanissimi, che leggono con entusiasmo i fumetti manga, guardano i cartoni animati anime e adorano il sushi e le altre prelibatezze della cucina nipponica. I motivi per spiegare questa duratura infatuazione tra noi e il cosiddetto Paese del Sol Levante sono tanti. Sicuramente, un fattore determinante è l’originalità che contraddistingue molte delle sue più specifiche caratteristiche. Ad esempio, la ricerca di una simbiosi tra il mondo della natura e gli interventi dell’uomo, soprattutto in architettura, almeno in quella tradizionale. E ancora, l’eleganza formale delle sue manifestazioni artistiche, una certa predilezione per gli aspetti caricaturali e ironici nella rappresentazione di uomini e animali, la suggestiva e riuscita convivenza tra la ferocia marziale dei samurai e la leggiadra raffinatezza della figura femminile, esemplificata per tradizione dalla geisha. Il catalogo propone uno spaccato delle arti tradizionali dell’arcipelago estremoorientale attraverso una precisa selezione di opere databili tra il XVII e il XX secolo: armature, kimono, dipinti, incisioni e altri oggetti. Un appassionante approfondimento di storia, arte e cultura giapponese, lungo quattro secoli.
Catalogo della mostra “Giappone. Terra di Geisha e Samurai”, Piazzola sul Brenta, Villa Contarini, 1 marzo – 29 giugno 2025.
Il libro è disponibile all’acquisto con pre-ordine scrivendo a editoria@graficheantiga.it e verrà spedito a partire dal 1 maggio 2025.
In questo libro, ideato e scritto a quattro mani con il suo amico e traduttore italiano Luca Calvi, Igor Koller ha finalmente acconsentito a mettere su carta i racconti di quelle sue quindici prime e, soprattutto, il suo rapporto di amore quasi carnale con la Sud, la parete dei suoi sogni. Quel che ne è uscito è molto di più che una serie di racconti: è un’epopea vera e propria, durata più di cinquant’anni, con protagonisti Igor, la famiglia Del Bon al rifugio Falier, alcuni amici fidati e soprattutto i diedri, le fessure e le placche della Parete d’Argento. Un ragazzo che arriva dall’altra parte della Cortina di Ferro, che vuole dimostrare di non essere da meno dei suoi coetanei del mondo “libero”, che con i suoi amici si “arrangia” e riesce a firmare imprese ancora oggi tra le più leggendarie dell’intero arco alpino. Un libro di storia personale ed alpinistica che narra cinquant’anni in cui, mentre tutto stava cambiando nel mondo, a rimanere intatto è stato l’amore tra questo ragazzotto slovacco dai grandi occhi sorridenti e quella magnifica bastionata di calcare che tutti conosciamo come “la Regina”.
Igor Koller, (1952) è il più famoso scalatore slovacco di sempre. Nato e cresciuto nell’allora Cecoslovacchia, assieme agli studi di ingegneria civile Igor ha iniziato fin da giovanissimo a scalare arrivando pressoché subito ai massimi livelli del tempo tanto per quanto concerne l’arrampicata classica che quella sportiva. Ha lasciato la propria firma dalle falesie locali per passare ai Tatra passando dalle torri d’arenaria, quindi dalle Dolomiti alla Val Masino, dalle Alpi al Pamir, dalla Miyar Valley alla Yosemite, ma è universalmente conosciuto per il suo capolavoro, la Via Attraverso il Pesce in Marmolada.
Luca Calvi (1962) è un linguista poliglotta, di formazione storico-etnolinguistica, specializzato in lingue e letterature dell’Europa centrale ed orientale. Ex docente universitario, “malato grave di montagna”, ha tradotto libri e conferenze dei più grandi alpinisti a livello mondiale. Ha scritto su come tradurre gli alpinisti (Lost in Translation, Gran Sasso Editore) e sull’esplorazione dolomitica, (Le Dolomiti Friulane: il Viaggio 1900-1902,Biblioteca dell’Immagine) e In Terra Incognita (Monterosa Edizioni). Direttore artistico della rassegna di cultura alpinistica di Auronzo di Cadore, è anche autore di testi per docu-film dedicati alla montagna ed all’alpinismo.
Il libro è disponibile all’acquisto con pre-ordine scrivendo a editoria@graficheantiga.it e verrà spedito a partire dal 1 maggio 2025.
Il volume raccoglie il risultato di tante luminose giornate trascorse dall’autore tra le montagne e le vallate che fanno capo alla splendida città di Vipiteno, inserita a pieno titolo nella prestigiosa Associazione “I Borghi più belli d’Italia” e meta turistica d’eccellenza, con le sue caratteristiche case dai colori vivaci, gli antichi portici, gli stretti vicoli medioevali e le numerose insegne dei mestieri in ferro battuto che ne abbelliscono la via principale. Questa è una guida completa e preziosa, unica nel suo genere, in grado di offrire un eterogeneo ventaglio di passeggiate alpine, adatte sia a escursionisti principianti (con modesta o nessuna esperienza di montagna) sia a gruppi familiari (con al seguito bambini di diversa età) sia ad alpinisti provetti (desiderosi magari di cimentarsi in facili ma più avventurose traversate su ghiacciaio). L’opera descrive in modo molto accurato 107 mete escursionistiche a malghe, rifugi e laghi in Alta Val d’Isarco, in Val di Vizze, in Valle del Giovo, in Valle di Racìnes, in Val Ridanna e in Val di Flères, comprendendo anche alcuni itinerari a partenza dal Passo di Pènnes, dal Passo Giovo e dal Passo del Brènnero.
Compito precipuo della Biblioteca Apostolica Vaticana, che ne esplicita la natura profonda e ne costituisce la missione, è quello da un lato di «custodire i tesori culturali ad essa affidati» e dall’altro di promuoverne lo «studio» e la «conoscenza». Il progetto En route si propone di restaurare, catalogare e digitalizzare il fondo di periodici appartenuti al diplomatico ed erudito biellese Cesare Poma (1862-1932), e di presentarne la vita e l’opera mediante una grande mostra che da quel fondo librario, ma allargandosi a molti altri della Biblioteca Vaticana, ha tratto una serie di racconti di viaggio, letterari e concreti, diplomatici e culturali, giornalistici e politici. Racconti che sono poi stati affidati a tre creativi di fama internazionale, profondamente ancorati nella vita e nella cultura di questo nostro secolo, quasi a scongiurare ogni rischio di statica musealizzazione: Lorenzo Jovanotti Cherubini, Maria Grazia Chiuri e Kristjana S Williams.
Basterà scorrere le pagine di questo catalogo per rendersi conto di come si passi dai colori seppiati delle parti relative al patrimonio storico della Vaticana all’esplosione di tinte a mano a mano che si giunga all’opera dei tre creativi. Una disomogeneità inevitabile, poiché segno della vita che le opere antiche prendono – o forse sarebbe meglio dire, recuperano – alla luce del fuoco della contemporaneità.
Esordisce il primo quaderno dedicato alla figura di Andrea Zanzotto in concomitanza con l’inaugurazione del parco letterario dedicato all’autore. Poeta e narratore ancorato da sempre ai luoghi natii, sin dai primi tempi degli studi universitari ha avuto con Padova e i vicini colli Euganei un rapporto privilegiato. Il volume ricostruisce la felice esperienza culturale e il legame di Zanzotto con l’ambiente patavino e quello euganeo, a partire da quei momenti lontani animati dalla speranza di futuro della nuova Italia del dopoguerra, fatti di scoperte, di incontri e amicizie che diventeranno durature, nonostante l’inesorabile trascorrere del tempo e crescenti disillusioni civili.
Con questo quaderno, il primo di una serie, Padova e i Colli Euganei si saldano ancora una volta a Zanzotto. Uomini e paesaggi si fondono nei profili infiniti delle colline che veniamo spronati a guardare nella loro beltà, ma insieme al sempre più drammatico rapporto tra uomo e natura, dove il “delirio del clima”, “la brama di uccidere” e il cinico consumo del suolo oscurano e corrompono la stessa libertà.
Torna a casa il dipinto Madonna col Bambino, San Giovannino e sei sante, riscoperto nei depositi del Museo Correr: accolto per la prima volta nelle sale museo veneziano, tra i capolavori della Quadreria, in una sala interamente dedicata con una mostra–dossier ricca di approfondimenti, per scoprire la storia, i risultati delle prime indagini e anche i misteri che ancora avvolgono l’opera. Gli stessi dati sono contenuti nel piccolo catalogo che accompagna l’esposizione, di fatto la prima pubblicazione sulla ‘nuova’ opera.
Una tavola di piccole dimensioni, pervasa dallo spirito delle grandi corti italiane del Rinascimento e che, soprattutto, mostra l’impronta del celebre pittore padovano: Andrea Mantegna.
Dopo un lungo e complesso restauro e la prima restituzione con la mostra di Villa Contarini – Fondazione G. E. Ghirardi a Piazzola sul Brenta – luogo natale di Andrea Mantegna, torna ora visibile al pubblico, offerta a specifici studi, approfondimenti, confronti.
Nel Settecento Castelfranco è una città di circa 4000 abitanti e in quello che all’epoca è poco più di un borgo, un gruppo di studiosi è in collegamento epistolare con le menti più interessanti del tempo. Qui Jacopo Riccati insieme con il figlio Vincenzo individua l’integrale capace di risolvere un’equazione differenziale, detta appunto riccatiana, che ancora oggi, dopo 350 anni, viene studiata in tutte le università del mondo.
Giovanni Rizzetti – la cui teoria sul colore sarà ripresa a piene mani da Goethe a inizio ‘800- osa rinnegare la teoria sul colore dell’intoccabile Newton.
Giordano Riccati, studioso raffinato che padroneggia parecchi strumenti musicali, è in contatto con la “Scuola padovana”, con Tartini e Vallotti, domina la tecnica del contrappunto e risulta aggiornato sulle teorie fisico-acustiche più in voga. La sua musica sarà poi utilizzata dal medico Antonio Galletti per curare i suoi pazienti in maniera innovativa con la musicoterapia. Contemporaneamente le sperimentazioni di Francesco Riccati e Francesco Maria Preti su una nuova maniera di progettare un teatro, concretizzate nel nuovo Teatro Accademico della città, condizioneranno la costruzione del teatro Scientifico di Mantova del Bibiena e poi niente di meno che i progetti per il teatro La Fenice di Venezia (costruito trent’anni dopo) e quello alla Scala di Milano (edificato quarantasei anni più tardi).
Il protagonista è il Piccolo Robinson, un cagnolino di pezza di colore arancione che, liberato da una vetrina da una Gentile Fanciulla, si trova in una casa dove viene finalmente amato. Un giorno però viene inavvertitamente spazzato via dalla Amabile Vecchina che aveva la vista corta e si trova in un ambiente chiuso e polverose. Qui conosce un Carretto Siciliano e una Forbice, abbandonati perché malconci, ai quali propone di fuggire e di girare il mondo, questi diventano i suoi amici. E da qui in poi il Piccolo Robinson scopre più mondi, dialoga con le “cose”, le piante, i fiori, i molluschi, le tartarughe che popolano contesti diversi come il giardino, la spiaggia, la montagna, conosce la città (Roma) e la campagna. Incontra gli umani e si fa un amico del cuore, Bertino…
I temi sono tanti: l’amicizia, il viaggio, la scoperta della Natura meravigliosa e delle sue leggi, l’incontro e il dialogo con personaggi diversi che la popolano e la raccontano con il loro punto di vista e si stupiscono della sua presenza, tra essi: la Rosa «con voce languente», un gomitolo di rafia, Poldo il Polpo detto il Professore, Gennarino il sandalo sfuggito dal piede di un pescatore con la sua compagna Dolly, una scarpetta da ballo caduta da una grande nave, Miao, i piccioni de Piazza San Pietro, Artù Cane, etc.
Un approccio gentile e ironico, scherzoso e simpatico fa esplorare, vedere, ascoltare e sentire un universo fantastico evocato da una scrittura parlante di rara bellezza. Convive un forte spirito ecologista, che anima in particolare gli ultimi due racconti: «bisogna fare qualcosa perché il mondo resti bello e vario, in modo che si possa vivere tutti assieme, in pace, felici e contenti».
Rovigo ricorda Cristina Roccati, la donna che “osò” studiare fisica. Osò studiare, perché all’epoca, che da un piccolo paese, Rovigo – che nel ‘700 contava su una popolazione di all’incirca 5 mila abitanti e su un’economia non certo tra le più fiorenti – una ragazza di appena 15 anni partisse per Bologna per studiarvi all’Università era cosa mai vista. E ancora più incomprensibile, e forse scandaloso, parve l’oggetto dei suoi studi: materie che esulavano dalle competenze proprie “delle donne”. La Roccati si laureò nel 1751, appena diciannovenne, e l’anno successivo si trasferì a Padova per continuare la sua formazione con lo studio dell’astronomia e della fisica di Newton. La sua carriera era in realtà iniziata dalla poesia erudita e d’occasione, composta per esempio per le nozze di personalità di spicco, un’attività che l’aveva fatta apprezzare non solo nella sua città natale, ma anche a Bologna e in altre accademie d’Italia. Dopo le vivaci esperienze a Bologna e Padova, la vita di Cristina Roccati trascorse sempre a Rovigo, dove portò la scienza galileiana e la fisica newtoniana in lezioni che ci sono pervenute fino ad oggi e che ci restituiscono uno spaccato della scienza e della società del tempo.
Mostra a Palazzo Roncale, dal 6 dicembre 2024 al 21 aprile 2025, promossa dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo in collaborazione con l’Accademia dei Concordi e il Comune di Rovigo, da un’idea di Sergio Campagnolo.